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When You're a Strange (2010, Universal Pictures, 1 Dvd, 86 minuti) Regia di Tom DiCillo
Documentare la nascita, l'ascesa e la caduta di un talento artistico è sempre un'impresa difficile e rischiosa; ed è ancora più difficile quando questo talento agisce all'interno di un gruppo di persone altrettanto ricche di talento ma non altrettanto votate a incarnare il mito dell'artista maledetto (soprattutto da se stesso) e a tenerlo in vita nella musica popolare contemporanea. Come spesso accade nella storia del rock o del pop, anche quella dei Doors è una storia di musicisti più colti della maggior parte dei loro seguaci, di personalità accentratrici e di sistematico abuso delle proprie risorse emotive, creative e fisiche. L'unica differenza – effettiva o dovuta allo sguardo di DiCillo, teso alla documentazione e non al facile scandalo – rispetto ad altre storie simili è l'infinita pazienza e fiducia che Robbie Krieger, John Densmore e Ray Manzarek hanno dimostrato nei confronti di Jim Morrison durante i cinquantaquattro mesi di vita dei Doors, mesi di grande forza creativa ma anche di depressione e morte.
Miniatura immagine
Per questi nostri anni in cui non si diventa mai adulti è quasi incredibile pensare alla pressione a cui sono stati sottoposti negli anni Sessanta del secolo scorso tanti giovani talenti. Coerenti con l'affermazione che allora accompagnava la nascita della cultura giovanile (nessuno sopra i trent'anni è culturalmente affidabile) molti di loro non sono mai arrivati alla trentina. Nel suo documentario DiCillo riesce, usando quasi esclusivamente materiale d'epoca, a ricostruire il fenomeno Doors, a tracciare il contesto storico e sociale in cui si colloca e a cogliere il significato simbolico che ha prodotto nell'immaginario collettivo mondiale. Il montaggio di morti celebri (Robert Kennedy, Sharon Tate, Jimi Hendrix, Janis Joplin, i manifestanti della Kent University), personaggi chiave della storia statunitense al suo peggio (Nixon) e spezzoni di concerto sulle note di This Is the End rimandano direttamente a quel trattato di antropologia statunitense che è Apocalypse Now, a prova che se anche la musica dei Doors non è mai stata intenzionalmente politica ha comunque assorbito l'atmosfera che la circondava, le contraddizioni biografiche del suo leader (il padre di Morrison era un ammiraglio e mentre il figlio diventava una delle bandiere della contestazione comandava una portaerei in Vietnam) e quelle degli Stati Uniti, segnati da una tradizione e da un'attrazione per la violenza.
DiCillo dimostra che tutto questo lo si può mostrare e lo si può capire anche senza ricorrere alla veemenza visiva e narrativa di Stone, perché al di là delle sue manifestazioni più esteriori, la musica dei Doors continua a mantenere un carattere misterioso e attraente, mentre Morrison continua a essere uno sciamano che trascina i suoi seguaci in un mondo a cui non avrebbero mai osato aspirare. Se si devono indicare dei limiti in questo documentario essi vanno cercati nell'edizione italiana e sono di natura tecnica: gli extra si esauriscono in un'intervista a Morgan che ha curato l'edizione italiana del testo e doppia la voce originale di Johnny Depp in modo accurato ma privo dell'intensità e delle sfumature di un attore professionista; inoltre la mancanza di sottotitoli italiani pregiudica la fruizione dell'originale a chi non ha dimestichezza con l'inglese.

Anna Antonini Sezione a cura di “ El Bradipo” www.elbradipo.net