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Underground
Underground (2007, Raro Video, 165') Interpreti: Lazar Ristovski, Miki Manojlović, Mirjana Joković, Slavko Štimac, Ernst Stötzner, Srdan Todorović, Mirjana Karanović, Milena Pavlović Soggetto: Dušan Kovačević Sceneggiatura: Dušan Kovačević, Emir Kusturica Fotografia: Vilko Filač Scenografia: Miljen Kliaković “Kreka” Costumi: Nebojša Lipanović Montaggio: Branka Čeperac Musiche: Goran Bregović Origine: Francia/Germania/Ungheria Contenuti extra: Intervista e backstage con Emir Kusturica, i protagonisti del film e la troupe; intervista con Tommaso Di Francesco (giornalista de Il Manifesto); intervista con Maksa Ćatović (produttore del film)
Miniatura immagine
"C'era una volta un paese...” Underground incomincia come una favola, ma racconta in chiave metaforica la storia della Jugoslavia e del suo popolo dall'entrata in guerra del 6 Aprile 1941 fino al conflitto del 1992 e al disfacimento dello Stato. La tragedia umana e nazionale è già preannunciata dalle didascalie, simili a delle epigrafi che precedono gli spezzoni di repertorio. Realtà e finzione si mescolano. La storia nazionale e l'assurdità della guerra sono filtrate e incarnate dalle vicende dei due compagni Marko e Nero, rapinatori e trafficanti d'armi, che mirano a diventare eroi comunisti. L'ambizione di Marko lo porterà a tradire l'amico e a costringerlo a vivere e a lavorare per lui come costruttore d'armi, chiuso in un sotterraneo assieme ad altri compagni per venti lunghi anni. Marko si arricchisce, gli ruba la donna, fa carriera come braccio destro di Tito, tiene la gente nel sotterraneo all'oscuro di tutto e la intorta facendole credere che, anche negli anni '60, la seconda guerra mondiale sia ancora in atto.
Divisibile in due parti ̶ la prima divertente e ironica, la seconda drammatica e rivelatrice ̶ Underground sembra un film astratto e surreale, in realtà si tratta di una pellicola lucida e realista, considerando, inoltre, la sua realizzazione nell'immediato dopoguerra nel '95. Il sotterraneo è un'allegoria del comunismo (e di qualsiasi altro tipo di ideologia), l'intero film un necrologio, ma anche una storia d'amore: l'amore dei protagonisti per la stessa donna, Natalija, del regista per un paese. Di quel paese in cui, una volta, i diversi vivevano insieme, pranzavano alla stessa tavola e ballavano la stessa musica. Kusturica, nonostante la separazione delle terre e dei popoli, auspica un ritorno alla fratellanza e un'apertura verso l'Europa. Non meno importante il contributo di Bregović, le cui musiche animano tutto il film creando un'empatia unica ed emozionante. Sara Gallini Sezione a cura di “El Bradipo” www.elbradipo.net