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THE AMBASSADOR

The Ambassador (2011)

Regia: Mads Brügger

Origine: Danimarca; col. (93’); Soggetto e sceneggiatura: Mads Brügger, Maja Jul Larsen; Fotografia: Johan Stahl Winthereik; Musica: Niklas Schak, Tin Soheili; Montaggio: Leif Axel Kjeldsen, Carsten Søsted, Kimmo Taavila; Interpreti principali: Mads Brügger.

Premi: Robert (2012): Miglior Documentario

Miniatura immagine
Spacciandosi per un diplomatico liberiano, il regista danese Mads Brügger svolge un'inchiesta su uno dei paesi più corrotti dell'Africa, la Repubblica Centrale Africana, dimostrando come il denaro e il potere governino il Paese oltre che il traffico clandestino di diamanti.
Dopo gli ilari documentari sulla realtà americana (Danes for Bush) e cinese (The red chapel), ora è il turno dell'Africa, di cui Brügger mette in luce i risvolti più critici per un equilibrato sviluppo sociale. Come Morgan Spurlock in Che fine ha fatto Osama Bin Laden?, il regista si mette in gioco vestendo i panni di una figura esterna per farsi testimone di ciò che vuole porre in evidenza del contesto in cui si inserisce. Con uno stile da giornalismo d'inchiesta, tra immagini “rubate”, telecamere nascoste e documentazioni a validare le affermazioni, il film segue le varie fasi del progetto: il reperimento dei documenti falsi, l'apertura della fabbrica di fiammiferi – attività di copertura per motivare la permanenza nel Paese – e le contrattazioni segrete con trafficoni e rappresentanti istituzionali locali per ottenere i diamanti, vero interesse del falso diplomatico.
Certo, l'originalità non è la carta vincente del film. Michael Moore già da tempo svolge le sue inchieste mettendoci la faccia, presentandosi con nome e cognome, armato (è il caso di dire) di una telecamera sempre attiva; e la corruzione africana è purtroppo cosa risaputa. Il lavoro di Brügger, in definitiva, non aggiunge molto né al panorama documentaristico contemporaneo, né a quello dell'informazione. Ciò che accresce è però il senso di sgomento davanti alle malefatte di cui si fa testimone, sì risapute, ma che, viste davanti agli occhi, accrescono il senso di indignazione verso di esse. Repetita iuvant.
Se questo film – dopo aver scatenato un caso diplomatico tra Liberia e Danimarca – contribuisse a suscitare un interesse internazionale sull'argomento, che superi gli interessi individuali e che punti alla risoluzione del problema africano, allora si caricherebbe di una valenza civile di grande rilevanza, dimostrando come il cinema e i media in generale siano ancora capaci di denunciare e informare, sviluppando idee e concetti che possono davvero – se lo si vuole – cambiare le cose.

Lapo Gresleri – Mediacritica http://mediacritica.it/