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Squadra antiscippo (Italia, 1976, 95') di Bruno Corbucci
C'è un sottile piacere, vagamente perverso, nel vedere i “filmacci” della commedia italiana degli anni Settanta e Ottanta. Un piacere che risiede nel gusto per quello che generalmente definiamo trash e che nella serie pseudopoliziesca del maresciallo di Pubblica Sicurezza Nicola Giraldi, universalmente conosciuto come “Er Monnezza”, vede una delle massime e sopraffine espressioni. Quella per il trash è una passione che trasforma oggetti e opere, altrimenti destinate al macero, in oggetti di culto. In questo caso, il valore non risiede nel film ma gli viene attribuito dall’occhio che guarda ed in effetti vi è l’inconsapevolezza negli autori di realizzare oggetti destinati alla fama. In questo caso è il pubblico che decreta l’imperitura memoria per valori o aspetti che oltrepassano i limiti del buon gusto o dell’autorialità. A parte un certo mestiere degli autori e tecnici (quel mestiere di sottobosco che ha permesso al cinema italiano di sopravvivere in tempi duri come allora e adesso), è indubbio che non ci si trova di fronte a un’opera con rilevanti pregi estetici o di squisito linguaggio cinematografico ma è anche vero che è uno di quei film (al pari dei melodrammi del trio Mattarazzo/Sanson/Nazzari degli anni ’50, o dei cosi detti “film dei telefoni bianchi” degli anni ’40) che diviene testimone puntuale dell’epoca in cui è stato realizzato.
Miniatura immagine
Ben più di tante opere blasonate, il cinema popolare di qualsiasi epoca o di qualsiasi nazionalità, proprio per il fatto di riuscire a riempire le sale e quindi di capire quali sono i venti emotivi ed estetici del pubblico a cui si rivolgono, sono in grado di dare moltissime informazioni su quello stesso pubblico e sui tempi che riescono a raccontare. Nel caso in esame ci si trova a visionare una commedia che parte dal genere poliziesco stravolgendolo, o meglio stravolgendo i film “seri” che quegli argomenti hanno trattato prima di esso. Non vi è analisi sociologica dichiarata ma a ben guardare quello che traspare chiaramente è una società italiana paranoica, senza grandi riferimenti morali e istituzionali ove solo la forzatura delle regole (esercitata da un personaggio reso rassicurante dal proprio piglio comico) può difendere i buoni principi. Se consideriamo che l’epoca di realizzazione è quella delle ultime e più dolorose fasi degli anni di piombo che preparavano una nazione all’euforia degli anni ottanta e alla reale perdita di valori e senso dello Stato e della Società che paghiamo oggi, allora la serie di Er Monnezza rappresenta quella nazione allo stesso modo in cui Apocalypse Now non era un film sul Vietnam ma il Vietnam stesso. C’è da dire che Tomas Milian era ed è un attore di valore ove ben diretto, con un curriculum di rispetto e potenzialità notevoli, qui utilizzato magari in modo discutibile ma sempre funzionale, doppiato dall’allora onnipresente Ferruccio Amendola. Il resto del cast tecnico e no non merita particolare menzione, anche se per il gusto trash è funzionale e quasi perfetto, confezionando un film senza pretese ma destinato a essere ricordato e apprezzato dalle generazioni successive.
Andrea Carta Sezione a cura di “El Bradipo” www.elbradipo.net