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SANGUE VIVO
Donato è scoraggiato, per cui rifiuta l'offerta del fratello e nessuno dei famigliari riesce a fargli cambiare idea. In preda alla disperazione corre al riparo nella droga, diventando bersaglio della malavita locale che lo coinvolge in una rapina. Ad avere la peggio è Pino, che paga con la vita per le colpe del fratello.

Winspeare torna ancora sugli schermi con un film che parla del Salento. La co-protagonista di queste vicende è la pizzica, ballo folkloristico del luogo. Il film, ancora una volta è un omaggio alla terra d'origine del regista che vive a Depressa (provincia di Lecce), è un contributo alla pizzica, ma è anche un racconto delle tipiche vicende della terra salentina. Si incastrano perfettamente nella trama il tema della famiglia, ma anche quello della malavita, della droga e delle cattive frequentazioni. Le vicende si susseguono perfettamente e sullo sfondo c'è la musica salentina.


Miniatura immagine
Gli sbarchi degli albanesi e il commercio illegale di tabacchi erano molto frequenti negli anni Novanta in quasi tutta la Puglia e le testate giornalistiche erano colme di articoli riguardanti questi eventi di cronaca nera. Il dialetto salentino attribuisce un timbro ancor più reale alle vicende. Il titolo parla di sangue vivo, lo si può paragonare al sangue, ma nello stesso tempo ricorda il rosso del vino Negramaro tipico della terra salentina. A fare da cornice sono i dissapori tra i due fratelli, ma anche la diversità dei caratteri, come spesso si riscontra in ogni comune famiglia.


Laura Antonella Saccotelli