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RADIOFRECCIA
'Radiofreccia' è il nome di una radio privata fondata negli anni settanta in un borgo della pianura emiliana da Bruno, supportato dal suo gruppo di amici. La storia di questa radio, raccontata durante l'ultima serata di trasmissione da cui parte il lungo flashback che costituisce la narrazione, si mescola alle vicende della compagnia, in particolare di Freccia, e delle altre figure che popolano la vita del borgo. Freccia è un giovane sfaccettato e problematico, il quale entra, a seguito di una relazione con una ragazza eroinomane, nel tunnel della droga; dopo esserne uscito una prima volta, ricade nella trappola dopo un'ossessione amorosa, questa volta fatalmente. Dopo la sua morte, la radio, che prima si chiamava 'Radio Raptus', prende il suo nome.
La storia di Freccia è quella più importante, accompagnata da altre che esprimono la consapevole mancanza di orizzonti, la noia, le meschinità e i piccoli crimini e ipocrisie della vita di provincia.
Miniatura immagine
Luciano Ligabue nel 1997, già ampiamente affermato in campo musicale, aveva esordito nella letteratura con la raccolta di racconti Fuori e dentro il borgo. Alcune delle novelle lì pubblicate hanno dato spunto due anni dopo all'esordio cinematografico dell'eclettico artista di Correggio: Radiofreccia, ispirato particolarmente ai Il Girotondo di Freccia e Radio Fu, ma che riprende singoli personaggi e situazioni di altri racconti. L'intento principale è quello di dare un ritratto, in parte autobiografico (pur mai citato direttamente, il paese dove è ambientato il film è proprio Correggio) della vita di provincia, in particolare per quanto riguarda i giovani: la tavolozza con cui il ritratto è dipinto è formata dai colori dell'affetto, della malinconia, della nostalgia e della critica dei mali nascosti e dell'ipocrisia di fondo. Il panorama che ne esce è variegato, con molte ombre e qualche luce, dove è costante la genuinità con cui il neo-regista affronta ogni aspetto raccontato.
C'è la ripetitività quotidiana che ti entra nel midollo e ti toglie la possibilità di un orizzonte diverso: puoi sconfiggerla facendo buon viso a cattivo gioco, o cercando di scappare idealmente creando una radio o abbandonandoti nel tunnel della droga, scelta in cui cade il ragazzo più problematico e sfaccettato del gruppo, Freccia, ruolo che consacra uno Stefano Accorsi di grande intensità.
Il misto tra nostalgia, affetto e critica risulta anche dalla convivenza, tipica di un certo filone di tutta la storia del cinema italiano, del tono drammatico e tragico con il sottofondo da commedia, evidente soprattutto nelle stravaganti figure di secondo piano. Ligabue non sceglie, pur essendo all'esordio, uno stile minimalista, ma cerca virtuosismi e scene ad effetto, lavorando molto soprattutto sulla fotografia calda di Arnaldo Catinari e sulla costruzione scenografica di molte scene. Inevitabile qualche caduta di stile anche grossolana, ma non mancano momenti di cinema efficace e potente, che riesce a rimediare ai problemi di una sceneggiatura anche essa valida in molti punti, ma troppo stereotipata e un po' schematica in molti altri.

EDOARDO PERETTI - MEDIACRITICA
Dove e quando
Kinemax Gorizia
25 ottobre 2012
20.30