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RADIO DAYS
Musica: Dick Hyman (Re-Lax jingle); N. A. Rimski-Korsakov (Il volo del calabrone); Kurt Weill, Maxwell Anderson (September song); Arthur Schwartz, Howard Dietz (Dancing in the dark); John W. Green, Edward Heyman, Robert Sour, Frank Eyton (Body and soul); William Jerome, Jean Schwartz (Chinatown, my Chinatown); Joe Garland (In the mood); Gordon Jenkins (Goodbye); Robert Hargreaves, Stanley J. Damerell, Tolchard Evans (Let’s all sing like the birdies sing); Jimmie Easton, Terry Shand (I double dare you); Vincent Youmans, Gus Kahan, Edward Eliscu (Carioca); Harry Warren, Al Dubin (You’re getting to be a habit with me); Zequinha Abreu, Aloysio Oliveira, Ervin Drake (Tico Tico); Matos Rodriguez (La comparsita); Sy Oliver (Opus one); Meredith Willson (You and I); Ned Washington, George Bassman (I’m gettin’ sentimental over you); A. Dominiquez (Frenesi); Jack Lawrence, Arthur Altman (All or nothing at all); Johnny S. Black (Paper doll); Herbert Stothart, Rudolf Friml, Bob Wright, Chet Forrest (The donkey serenade); Al Dexter (Pistol packin’ mama); Al Dubin, Jimmy McHugh (South american way); Jack Lawrence (If I didn’t care); Milton Drake, Al Hoffman, Jerry Livingston, Mairzy Doats (Schlaff mein kind); Jule Styne, Frank Loesser (I don’t want to talk with you); Moe Jaffe, Jack Fulton, Nat Bronx (If you are but a dream); Sammy Kaye, Don Reid (Remember Pearl Harbor); Margarita Lecuona, S. K; Russel (Babalu); Xavier Cugat, Al Stillman (One, two, three, kick); Walter Kent, Nat Burton (The white cliffs of Dover); F. W. Meacham (American patrol); Arthur Schwartz, Frank Loesser (They’re either too young or too old); Lew Brown, Sammy Fain (That old feeling); Al Dubin, Harry Warren (Lullaby of Broadway); Harry Warren, Mack Gordon (You’ll never know); Billy Strayhorn (Take the ‘A’ train); Cole Porter (Begin the beguine, Just one of those things, You’d be so nice to come home to, Night and day).
Miniatura immagine
Nostalgie e ricordi d'infanzia scanditi dalla radio e dalle sue trasmissioni, colonna sonora di un tempo passato, ma ancora vivo in chi l'ha vissuto.

Dopo la rivista teatrale (Broadway Danny Rose) e il cinema (La rosa purpurea del Cairo), con Radio Days Woody Allen viene a omaggiare il principale mezzo d'intrattenimento della propria – come di tanti – infanzia e a concludere così una riflessione su un preciso stile d'entertainment oggi, per i cambiamenti culturali e sociali susseguitisi, in buona parte andato perduto. Come nell'Amarcord felliniano, la pellicola non segue una struttura narrativa consequenziale, preferendo abbandonarsi alla libera associazione di episodi e aneddoti sparsi legati all'autore, alla sua famiglia e ai loro conoscenti (novantasette personaggi in tutto), in un mosaico-ritratto d'epoca di indubbio fascino i cui singoli tasselli che lo compongono sono tenuti assieme dalla voce narrante dello stesso Allen e da quarantatre brani in voga tra gli anni Trenta e Quaranta. Ogni motivo è buono per suscitare un ricordo personale, ma tendenzialmente universale, ad esso legato (l'anello dell'Uomo mascherato o le vicissitudini sentimentali della zia nubile), venendo però anche a sottolineare la funzione sociale della radio, non solo strumento di svago, ma vero e proprio mezzo di aggregazione – familiare quanto comunitario – come durante l'attacco a Pearl Harbor o la drammatica vicenda della bambina nel pozzo. Ma il tono malinconico del regista non si fa ingabbiare nel patetico rimpianto del bel tempo andato. Allen sa bene che "ora è tutto finito tranne i ricordi", perché a cambiare prima di tutto è stato lui. L'infanzia e le cose ad esse legate sono passate. Le si possono (e le si devono) ricordare per confrontare un "come eravamo" con il "come siamo". E anche se il risultato può essere impietoso, resta sempre il piacere e il piccolo orgoglio di aver vissuto quello che ora si ricorda con poetico affetto e leggerezza.

Lapo Gresleri - Mediacritica
Dove e quando
Kinemax di Gorizia
04/10/2012
20.30