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Nagisa Ōshima, a cura di Stefano Francia di Celle, Torino-Milano, Torino Film Festival-Il Castoro, 2009, 236 p.
Eppure questa fama – spesso un po' torbida, affascinante e minacciosa a un tempo – non corrisponde necessariamente a un'effettiva conoscenza dei suoi film e delle tematiche che essi affrontano, così come sfugge a buona parte degli spettatori occidentali (e a quelli italiani in particolare), la sua attività di documentarista televisivo, di saggista e di intellettuale attento ai rapporti di forza che si instaurano tra le aspirazioni e i desideri individuali e le limitazioni imposte dalla struttura sociale in cui si inseriscono. Il volume curato da Francia di Celle, pubblicato in occasione del XXVII Torino Film Festival, si propone di approfondire questi aspetti meno noti dell'attività creativa di Ōshima, aspetti che sono diventati determinanti per la comprensione della sua opera nel momento in cui il regista ho dovuto, per ragioni di salute, rinunciare al cinema come mezzo per dare voce ai vivi e ai morti, per placarne il desiderio di morte e la smania di vita.

Miniatura immagine
Per questo motivo Nagisa Ōshima dà ampio spazio agli interventi del regista, alle sue riflessioni sulla produzione di immagini in Giappone, sul rapporto tra identità nazionale e nazionalismo, sulla continuità tra le drammatiche esperienze della propria infanzia e l'influenza che esse hanno avuto nella definizione del suo cinema. Un ampio spazio viene dedicato anche alle testimonianze di giornalisti, produttori e critici giapponesi che hanno lavorato con Ōshima e che consegnano al lettore un ritratto vivo e diretto del regista e della comune cultura di appartenenza. Ad aiutare il lettore italiano a orientarsi nel cinema di Ōshima contribuiscono gli interventi di Aprà, Tomasi, Quandt, Boscarol e una vibrante conversazione tra Ōshima e il regista russo Aleksandr Sukorov.

Anna Antonini
Sezione a cura di “El Bradipo” www.elbradipo.net