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MARIAPIA COMAND - COMMEDIA ALL'ITALIANA
C’era una volta l’Italia in guerra e l’Italia uscita dalla guerra. E c’era una volta l’Italia capace di raccontarsi e raccontare di uomini e luoghi. Poi quell’Italia si è risollevata e i “panni dovevano essere lavati in casa” (come disse qualcuno) e certe capacità narrative schiette e crude non andavano più bene. Il cinema italiano dovette chiudere il capitolo del neorealismo e, esattamente come la Caccia alle Streghe e il Codice Hays fecero al cinema USA negli anni Cinquanta, gli autori italiani si trovarono a dover forzare le censure più o meno manifeste, raccontando la nazione usando registri e generi che nulla avevano più a che fare con la corrente che aveva reso famoso il cinema italiano nel mondo. Nacque o comunque si sviluppò definitivamente la cosiddetta “Commedia all’Italiana” che già nel nome denuncia il carattere nazionale del nuovo corso. Alcuni degli stessi registi del Neorealismo confluirono in essa, primo fra tutti Vittorio De Sica che alternò commedie ad altre opere che si richiamavano più direttamente al filone precedente. Quello della Commedia all’Italiana è stato un fenomeno importante, sia per il valore artistico che commerciale, che si è infranto nella degenerazione generale degli anni settanta lasciando il passo alla successiva commedia becera e scollacciata che ha mantenuto in vita, seppure a volte in stato comatoso, la nostra industria del cinema fino agli Ottanta. A questo fenomeno italico è dedicato il volumetto Commedia italiana scritto da Mariapia Comand.
Miniatura immagine
Nel pur breve numero di pagine e disposizione l’autrice delinea i caratteri essenziali di questa corrente cinematografica impropriamente definita genere, suddividendo l’opera in capitoletti che ne analizzano autonomamente i diversi aspetti. Se l’intenzione di affrontare il cinema della risata (a volte amara o agrodolce come spesso la vera arte sa essere) all’italiana è lodevole, quello che dispiace è il tono usato. Non si riesce mai a togliersi di dosso la sensazione di assistere a una lezione dove il docente fa scivolare dall’alto la propria sapienza invece di trasmettere la propria passione per un argomento. Purtroppo qui manca proprio la passione, mentre non mancano di certo il punto di vista critico e nemmeno la capacità di analisi. E il cinema è certamente storia e critica ma anche potenza evocativa, sogno e fantasia.
Per questo ci si augura che ogni analisi, ogni autopsia, non sia solo una fredda sequela di dati. Ed è anche vero che il migliore dei saggi è sempre quello che ti fa credere di scoprire assieme un nuovo territorio, sentendoti più viaggiatore che turista destinato a portare a casa solamente qualche souvenir preconfezionato. Dunque questo breve saggio è consigliabile (e molto) a coloro che cercano un punto di partenza per approfondire un argomento sconosciuto, ma certo non è destinato a chi volesse avvicinarsi allo studio del cinema cercando una via capace di fornire da un lato notizie e contenuti e dall’altro la meravigliosa visione dell’amore per la settima arte.

Andrea Carta
Sezione a cura de "El Bradipo" www.elbradipo.net