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Marcello Sorgi, Le amanti del vulcano. Bergman, Magnani, Rossellini: un triangolo di passioni nell'Italia del dopoguerra, Milano, Rizzoli, 2010
A far da sfondo alla clamorosa coppia, l’isola che fece da set sia al loro amore, sia al primo film che realizzarono insieme, Stromboli (1949). Lo scandalo che ne uscì fu poi complicato dal fatto che, mentre il regista dirigeva la sua nuova musa e amante, su un’altra isola delle Eolie si stava girando, contemporaneamente, un film con una trama simile, Vulcano (1949, William Dieterle) e con una protagonista (Anna Magnani) che aveva in comune con la Bergman ben più di quanto si potesse immaginare osservandole: l’amore, in quest’ultimo caso non più corrisposto, per Rossellini. Sorgi tratteggia, con dovizia di particolari, il travagliato sodalizio artistico e privato delle dive con l’autore di Roma città aperta, e di come le due dimensioni finirono inevitabilmente per intrecciarsi a vicenda in un’appassionante storia d’amore e di cinema.
La lettura procede in modo scorrevole e non è appesantita dalla cronologia non lineare degli eventi riportati. Gli inserti temporali devianti cui Sorgi, con agile scrittura, fa spesso affidamento contribuiscono semmai a delineare con completezza il mondo e gli ambienti in cui i nostri protagonisti agiscono, e a capire meglio la loro natura, la loro personalità, le loro motivazioni. A spiegare, in poche parole, l’antefatto, a volte soltanto psicologico, che si cela nel presente dell’intreccio principale.
Il giornalista, forte di una puntuale, rigorosa documentazione, si diverte a smitizzare le leggende che la vicenda, seguita e alimentata dai rotocalchi del pettegolezzo, generò, riportando piuttosto i fatti nella ricostruzione che solo un cronista attento e scrupoloso saprebbe fare. Pure l’aneddotica conosciuta dai cinefili viene doverosamente contestualizzata e adeguatamente concatenata al discorso generale, come le circostanze in cui fu scritta la famosa lettera della Bergman a Rossellini, che avrebbe fatto da preludio al loro incontro, e al senso del messaggio che veicolava, compreso il famoso “ti amo”. Sorgi svuota le molteplici situazioni dall’aurea mitica che il tempo ha loro impresso, inserendole organicamente, nella loro essenzialità, nell’incedere della storia. Corregge episodi tramandati erroneamente; scopre falsi microstorici e ne aggiorna il resoconto; concede il doveroso spazio a personaggi secondari, che ricambiano aiutandolo a decifrare la complessità di quelli principali, che il giornalista tenta poi di spiegare a vantaggio di quei lettori non avvezzi alla storia del cinema.
Per questo la linea narrativa centrale (il triangolo amoroso Magnani – Rossellini – Bergman) tende ad ampliarsi per fagocitare quanti più fatti e vecchie notizie (ossimoro necessario) il mondo del cinema di allora e l’intera società dell’epoca potevano produrre di significativo per focalizzare meglio la materia che più sta a cuore all’autore. La prosa avvincente nasconde perciò una sorta di reportage del passato, un’inchiesta rivolta a un’era superata e a fatti ormai lontani che il tempo intercorso permette di rileggere con nuovi più distaccati giudizi e più obiettive, affettuose interpretazioni.
Luca Gherghetta (redattore di “El Bradipo”)

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