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Maradona by Kusturica (2008, Feltrinelli, 93') di Emir Kusturica
Chi è Diego Armando Maradona? Un Dio a cui tutto viene perdonato, un’icona del XX secolo che, se Andy Warhol fosse stato ancora vivo,  avrebbe realizzato una litografia pop come quelle di Marylin e Liz Taylor. Per Kusturica è una fonte di ispirazione. Maradona by Kusturica è il quadro un po’ indefinito di un’amicizia singolare tra il Pibe de Oro e il regista. Non si capisce chi sia davvero il protagonista di questo lavoro durato quattro anni: Maradona, quello calcistico, quello privato e famigliare e quello attivista politico, o Kusturica stesso, che si autocelebra attraverso spezzoni di tutti i suoi film sostenendo la tesi pretestuosa che la biografia di Maradona è presente da Ti ricordi di Dolly Bell?
Miniatura immagine
a Papà è in viaggio d’affari, fino a Gatto nero gatto bianco?
Il successo e la persona di Maradona vengono idolatrati per tutti i 90 minuti (il tempo di una partita) facendo susseguire senza alcun ordine cronologico e tematico gol d’archivio (ossessivamente ripetuto il gol del secolo), gli invasati fondatori della “chiesa maradoniana”, folle impazzite, Maradona bambino talentuoso, il ritorno nella baraccopoli di Villa Fiorito, il viaggio di Maradona a Belgrado come ospite del regista, il matrimonio con Claudia, interviste, sketch animati satirici di pessimo gusto estetico e senza senso narrativo, il discorso di Chavez alla folla, l’incontro di Diego con l’amato Fidel via via fino alla conclusione sul palco assieme ai Zabranjeno Pus’enje (gruppo musicale di Kusturica n.d.r.). Momenti di tenerezza e poesia (il tango, Maradona cantante, Manu Chao che gli dedica in strada La vida tòmbola) vengono demoliti da scene inspiegabili e farfugliate in un film che, nel complesso, è disorientato.

Sara Gallini
Sezione a cura di “El Bradipo” www.elbradipo.net