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Il sibilo lungo della taranta (Italia, 2006, Big Sur, 80') di Paolo Pisanelli
Vi sono luoghi della Terra che diventano, per qualche misteriosa ragione, spazi dell’anima capaci di raccontare degli uomini che l’hanno popolata, vissuta, vinta e costretta. L’abbagliante orizzonte del Salento in prossimità del mare è uno di questi e di mare in Salento ce n’è ovunque. Sono luoghi questi, che esprimono la propria essenza attraverso ogni declinazione della cultura che ospitano, tanto è vero che è impossibile dissociare questa terra e la sua fascinazione dalle note e dalle danze della taranta. Capitare in Salento nel mese di agosto significa aggirarsi notte dopo notte tra i concerti e gli happening de La notte della Taranta e avendo l’accortezza di lasciarsi andare e coinvolgere, ci si può tuffare in una realtà diversa da tutte quelle incontrate fino ad allora. È un salto nella dimensione ipnotica di
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un ritmo taumaturgico che dall’esterno arriva sottilmente fino al cuore diventando la pulsazione comune a tutto il pubblico. La taranta entra nel sangue e nell’anima, è più dello sballo di qualsiasi droga, significa perdere il controllo delle proprie gambe, delle proprie inibizioni, per diventare involontari pennini che vergano storie nell’aria della notte. Raccontare tutto questo non è cosa da poco, si rischia l’asetticità del documentario o l’artefatta cronaca nostalgica. Il film Il sibilo lungo della taranta ci prova, riuscendo a restituire per quanto possibile la trepidazione dell’attesa dell’ultimo incredibile concerto del festival. L'interminabile cavalcata che si tiene nell’immenso piazzale del convento degli agostiniani a Melpignano (LE) è la conclusione tradizionale di questa rassegna indiavolata che in un mese si snocciola nelle piazze della Grecìa Salentina, partendo dalla Galatina di Santu Palu per arrivare all'immenso palco davanti a 180 mila cuori che pulsano all’unisono dalle otto della sera fino alle cinque del mattino, cadenzati dal tamburello indiavolato di decine di musicisti che si alternano durante tutta la notte. Lo spettacolo di quella notte non è quello che si vede sul palco ma quello che il pubblico travolto mette in scena. È da vedere e rivedere Il lungo sibilo della Taranta, per lasciarsi stregare da questa magia, per lasciare insinuare il desiderio di raggiungere questa terra bruciata dal sole e spazzata dal vento, per respirarla, sentirla, viverla, per ballare tutta la notte senza più ricordare il proprio nome, la propria origine, la propria provenienza.

Andrea Carta
Sezione a cura di “El Bradipo”  www.elbradipo.net