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IL BAMBINO DI VARSAVIA. STORIA DI UNA FOTOGRAFIA

Frédéric Rousseau, Il bambino di Varsavia. Storia di una fotografia, Roma-Bari, 2011

«Chi non ha visto lo sguardo terrorizzato di quel bambino minacciato da un soldato tedesco durante la Seconda guerra mondiale? Libri e manuali di storia, riviste, corridoi della metropolitana di Parigi, documentari televisivi, opere d'arte, siti internet: forse l'immagine di quel ragazzino non è mai stata tanto presente quanto oggi».

Così comincia il libro di Rousseau. Il volume è il tentativo – riuscito, diciamo noi – di rispondere ad alcuni quesiti che l'autore esplicita nell'introduzione: «qual è la verità di quella immagine? Ed è una sola verità o una verità plurale? (…) Quali sono le realtà prodotte dalle esposizioni successive di quella immagine riproposta incessantemente? Cosa vuol dire mostrare quella immagine nel 1943? E nel 1960, nel 1995, nel 2007? (…) A partire da quando, e attraverso quale percorso, quella immagine si è imposta come un'icona della Shoah?»

Il lettore sarà forse sorpreso scoprendo che la foto del bambino di Varsavia, insieme a molte altre, faceva parte di un album allegato al rapporto stilato dal generale delle SS Jürgen Stroop, rapporto inviato dal generale ai suoi superiori al fine di riferire sulle operazioni svolte dal Servizio di Polizia di Sicurezza nel ghetto di Varsavia tra l'aprile e il maggio 1943. L'album fotografico sarà usato nel dopoguerra come fonte di prova a carico dei gerarchi nazisti nel processo di Norimberga e sarà fonte di prova schiacciante nel processo intentato al generale Stroop, che fu infine condannato a morte e giustiziato il 6 marzo 1952.

Rousseau ha studiato attentamente l'album di Stroop e ha cercato di dare un nome al bambino ritratto nella foto (lasciamo al lettore scoprire l'esito della ricerca); a noi invece, pare agevole riconoscere, nella poetica e straziante immagine della bimba dal cappottino rosso che si aggira nel ghetto di Cracovia nel corso del rastrellamento e delle uccisioni di ebrei da parte delle SS - immagine che Steven Spielberg ci consegna in Schindler's List - proprio il nostro piccolo amico del ghetto di Varsavia, mentre avanza impaurito e con le braccia alzate in una fila di ebrei in marcia verso un tragico destino.

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