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HIGH TECH, LOW LIFE
HIGH TECH, LOW LIFE
Origine: Usa/Cina 2012, colore (87 minuti)
Regia: Stephen Maing Soggetto/Sceneggiatura: Stephen Maing
Fotografia: Stephen Maing
Montaggio: Stephen Maing, Jonathan Hoppenheim
Musiche: Brandon Anderegg, Brad Hyland, Kevin Micka Interpreti principali: Zhou Shuguang (blogger name: Zola), Zhang Shihe (blogger name: Tiger Temple).

Trama/Sinossi: Due blogger armati di computer portatili, telefoni cellulari e telecamere attraversano la Cina contemporanea. A caccia di notizie trascurate dai mezzi di informazione ufficiali e oscurate da un governo che cerca solo di divulgare news positive che non creino disturbo nella popolazione, i due si scontrano ogni giorno contro la feroce e autoritaria censura “di regime”. Zhang Shihe alias “Tiger Temple”, 57 anni, racconta il mondo che lo circonda senza dimenticare la storia cinese recente ergendosi soprattutto a difensore degli emarginati e dei dimenticati; Zhou Shuguang alias “Zola”, 27 anni, vuole diventare una celebrità sul web e si batte per poter registrare e divulgare liberamente ciò che vede, senza filtri. I loro percorsi si incroceranno nell'annuale congresso dei blogger cinesi di Lianzhou, costituendo un ritratto originale e controverso della società e del sistema di informazione cinese odierno, oltreché una riflessione sul ruolo e il senso del giornalismo nell'era dei social network.
Miniatura immagine
L'era iper-tecnologica di cui siamo protagonisti (o vittime?) ci dà l'illusione di poter essere messi a conoscenza all'istante di qualunque notizia proveniente da qualunque parte del mondo. Se un evento è diffusoo dai mezzi di comunicazione (radio, televisione, internet) appare come reale, senza la necessità di ulteriori controprove. Per comprendere quanto questo concetto sia approssimativo però basta pensare – ma non è, ovviamente, l'unico esempio – alla situazione cinese. L'incipit di High Tech, Low Life ci rende partecipi di un tipico comunicato propagandistico divulgato attraverso la tv: “Negli ultimi 60 anni, il nostro Paese è passato da uno stadio di sottosviluppo alla prosperità e alla ricchezza. Ora, ognuno di noi può far sentire la sua voce”. Non sono di questo avviso due blogger “per caso”: Zola, giovane ortolano che attraverso il suo blog si fa portavoce del malcontento della maggioranza silenziosa, e Tiger Temple, reporter cittadino che nel 2004 divulga le foto di un omicidio sul web, mentre le autorità cercano di insabbiare il caso. Pedinando le loro giornate scopriamo la reale Cina, fatta di cittadini imprigionati per attività on-line, casi di stupro sordidamente mascherati da incidenti, agricoltori cuore della riforma agraria ora ignorati nel nome della crescita economica.
Quella del regista Maing è la rappresentazione documentaristica di una cronaca “pura”, senza filtri né interpretazioni retoriche. Mentre le parole dei due blogger aggiungono senso alle immagini (“In superficie tutto sembra migliore, ma la gente si sente oppressa, ingannata. Accondiscende, perché si sente impotente”), assistiamo anche alle conseguenze fisiche della censura condotta dai ministeri: Zola non può lasciare la Cina, perché ritenuto una “minaccia alla sicurezza”; Tiger viene scortato per dieci giorni fuori da Pechino, durante una conferenza ufficiale. Per le autorità la pace e la stabilità sono la massima aspirazione del popolo cinese. Ma se il prezzo da pagare è la soppressione della libertà di pensiero e del libero arbitrio, all'individuo non rimane che la presa di coscienza e la ribellione sociale. Si parla della lontana Cina, certo; ma la Cina, parafrasando il titolo di un film di Marco Bellocchio, non è mai stata così vicina.

Filippo Zoratti http://mediacritica.it/