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DIVISMO CINEMATOGRAFICO
La lettura dell’opera è un’occasione, inoltre, per scoprire innumerevoli aneddoti sui singoli attori e attrici che si sono succeduti sulla ribalta da quando il cinema è diventato un fenomeno di massa. L’analisi non dimentica, poi, che il divismo si differenzia anche in base alla nazione e quindi al popolo che lo esprime: se è vero che i meccanismi psicologici sono i medesimi, diverse sono le modalità e gli oggetti dell’adorazione a seconda della nazionalità della specifica industria cinematografica. Restano quei fenomeni divistici trasversali che riescono a fare breccia in tutte le nazioni e in ogni pubblico sulla terra.
Particolarmente interessante è l’evidenza che viene data al rapporto tra divismo e potere, se è vero che all’inizio il divo era vittima e carnefice del sistema stellare della grandi case di produzione, con il tempo i grandi divi diventano potenze e essi stessi artefici del loro successo, non più sfruttati ma macchine indipendenti e autonome per fare soldi. Partendo dall’inizio del secolo scorso, l'excursus arriva fino ai giorni d’oggi con la citazione del nostrano Nanni Moretti, a suo modo divo come autore e come attore che della propria fama fa uso per poter esprimere quello che desidera (Caro Diario è l’espressione estrema di questa dualità divistica e intellettuale).
Miniatura immagine
Il fenomeno del divismo come espressione dei desideri della massa non è sfuggito allo sguardo di Andy Wahrol che ne capì immediatamente la portata ed infatti concentrò per diverso tempo la propria attenzione sulla riproduzione seriale dell’immagine delle maggiori personalità del tempo, che fossero vivi o morti, trasformando questi ultimi in icone dell’arte. Fu sicuramente il modo più dissacrante per mettere in ridicolo i meccanismi del fenomeno ma anche quello che più di altri ha fornito ad esso l’aura di sacro che mancava.

Andrea Carta
Sezione a cura de “El Bradipo”
www.elbradipo.net