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Arcangelo Mazzoleni, Francesca Mazzoleni, Monologhi e scene memorabili al cinema. Antologia critica ad uso di attori e sceneggiatori, Roma, Dino Audino Editore, 2008, 139 p.
presente nel volume; a esso si affianca un altro elenco che suddivide i monologhi in maschili e femminili e facilita così un uso strumentale del testo stesso. Giustamente gli autori sottolineano che il monologo è un topos del teatro mentre nel cinema si predilige la forma del dialogo, non di meno il monologo permette di offrire all'espressione dell'interiorità dei personaggi uno spazio privilegiato. Se nel teatro contemporaneo esso va di pari passo con l'affermazione nella narrativa dell'individualità e del flusso dei pensieri liberamente associati (lo stream of consciousness di Joyce) al cinema esso assolve a diverse necessità: espressione di uno stato di confusione, odio negato, alterazione psichica e sensoriale (La 25^ ora, Amadeus, Paura e delirio a Las Vegas); testimonianza della violenza espressiva di un personaggio attraverso il realismo del parlato (Full Metal Jacket, Pulp Fiction); rifiuto dei valori condivisi dalla maggioranza degli individui che circondano un personaggio (Il cielo sopra Berlino,
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Fight Club, L'attimo fuggente, Arizona Dream, La leggenda del Re Pescatore);  e ancora appello verso valori che dovrebbero essere universalmente condivisi ma che attraversano un momento di negazione o pericolo (Il grande dittatore). Come osservano gli autori il monologo cinematografico presenta delle profonde differenza con quello teatrale, se non altro perché al secondo mancano i movimenti di macchina e l'intervento del montaggio, ma nel caso degli esempi scelti queste differenze sono attenuate dalla loro “tenuta letteraria” che li trasforma in un'avvincente lettura antologica capace di fermare un attimo di perfezione verbale di un'arte prevalentemente visiva qual è il cinema.
Fight Club, L'attimo fuggente, Arizona Dream, La leggenda del Re Pescatore); e ancora, appello verso valori che dovrebbero essere universalmente condivisi ma che attraversano un momento di negazione o pericolo (Il grande dittatore). Come osservano gli autori il monologo cinematografico presenta delle profonde differenza con quello teatrale, se non altro perché al secondo mancano i movimenti di macchina e l'intervento del montaggio, ma nel caso degli esempi scelti queste differenze sono attenuate dalla loro “tenuta letteraria” che li trasforma in un'avvincente lettura antologica capace di fermare un attimo di perfezione verbale di un'arte prevalentemente visiva qual è il cinema.

Anna Antonini
Sezione a cura de "El Bradipo" www.elbradipo.net